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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Avete mai contribuito alla raccolta di firme per vedere sullo schermo cinematografico "Ghostbusters 3" o "Ritorno al futuro 4"? Vi è piaciuto Rocky 1, 2 e 4, ricordando a malapena cosa è successo nel 3 e nel 5? Bene. Questo film è sicuramente adatto a voi. Il nostro compaesano Rocky Balboa (a 60 anni) ormai fuori dal mondo dello sport, apre un ristorante italiano, elegante e redditizio, chiamato (in ricordo della moglie defunta) Adrian's. La sua popolarità è comunque rimasta ad alti livelli, tanto che tutti lo salutano per strada, vogliono una foto con lui e, i clienti del ristorante, gli chiedono continuamente di raccontare le sue gesta entrate nella storia. Eppure, tutto questo non riesce a fargli dimenticare la felicità che provava in passato. La compagnia della moglie e le soddisfazioni sul ring. Tanto da ripercorrere per quasi metà del film i luoghi e i ricordi, legati agli eventi importanti della sua vita. Ecco quindi la necessità di creare un piccolo remake del primo Rocky, per far contenti gli spettatori nostalgici e permettere a Stallone di raggranellare un po' di soldini per regalare una nuova plastica alla moglie. Serve quindi un rivale di colore, considerato imbattibile (già campione del mondo), antipatico, presuntuoso e l'occasione di poterlo affrontare. Ci vuole anche l'opinione degli esperti commentatori sportivi che Rocky non abbia nessuna possibilità di reggere il confronto (data la sua età) e il pubblico che tifa per lui. Non avendo più una moglie, manca solo una donna protagonista che lo sostenga sotto il ring. Ecco quindi Marie. Povera, senza marito e con un figlio, che Rocky conosce per caso e si impegna ad aiutare. Mostrando sempre di più la generosità del protagonista. Comincia così la sequenza di allenamento (anche troppo breve) che pare un montaggio di scene già viste senza un briciolo di novità. La famosa sequenza di lui che sale la scalinata del museo di Filadelfia è persino grottesca con la presenza di un cagnolino col cappotto, che si porta in giro durante le sue corse. Inutile il commento sul finale. Essendo un remake del primo, non poteva andare diversamente. Naturalmente è difficile apprezzare il personaggio senza la voce di Ferruccio Amendola, a cui tutti ormai lo associamo. Il nuovo doppiatore (Massimo Corvo) è comunque di tutto rispetto. Molti lo ricorderanno per Morpheus in “Matrix”, Riddick in “Pitch Black” o Skinner nei più recenti episodi de “I Simpson”. La “mela marcia” che rovina l'intero lavoro di doppiaggio, è la fantomatica Emanuela Muni che (grazie a forti conoscenze) dà la voce a Geraldine Hughes (l'interprete di Marie). Lodevole invece quando, nelle scene dove affiorano i ricordi passati, vengono utilizzate le vecchie tracce del doppiaggio originale. Inconfondibile la voce di Gigi Proietti nel primo film. Tirando le somme, sarà la prevedibilità della storia, saranno le aspettative nate dal clamore visto in TV su questo film, sarà la stonatura che si sente nel doppiaggio, vi consiglio di riguardarvi i vecchi Rocky, piuttosto che andare al cinema.
Con questo 21° capitolo sulle avventure dell'agente segreto 007 si decide di riavvolgere il nastro e ricominciare da zero. Ormai si presume che le nuove generazioni ricordino a mala pena i primi lungometraggi e quindi, tanto vale fare un po' di soldi con un personaggio nuovo che inizia da questo film le sue avventure. “Casino Royale” è appunto il primo romanzo scritto da Ian Fleming (l'ideatore di James Bond) nel '53. Non si tratta però né di un remake né del racconto sulle origini del nostro vecchio eroe, visto che si ambienta ai giorni nostri con l'insostituibile utilizzo di cellulari, computer portatili e la citazione del 11 settembre. I produttori (la simpatica famiglia Broccoli) ha pensato bene di dare ai giovani un “nuovo” eroe un po' più cattivo, che non guarda alle buone maniere come il suo predecessore. Il risultato è certamente godibile per le scene d'azione con più scazzottate e acrobazie piuttosto che l'utilizzo di apparecchiature fantascientifiche come l'auto invisibile o gli orologi paragonabili alla cintura di Batman. Consigliato per passare una serata allegra con gli amici, suggerendo di spegnere la propria corteccia cerebrale, nella parte finale del film.
Ho sempre apprezzato i film sullo scorrere del tempo e su come piccole scelte si rivelino causa di grandi cambiamenti. Diretto da Tony Scott (regista di film famosi come "Top Gun", "Beverly Hills Cop II", "L'Ultimo Boy Scout") e con protagonista Denzel Washington, per molte scene ricorda film come "Frequency", "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban" e anche "Memento", essendo un film che impone un'attenzione costante nel ricordare le scene già viste e la necessità (in certi casi) di doverlo vedere una seconda volta. Un pazzo fa esplodere un traghetto e Denzel Washington (nel ruolo di Doug Carlin) deve indagare sul responsabile della tragedia. Vista la sua bravura e attenzione sulla strada giusta da seguire, viene invitato a usufruire di una nuova tecnologia che permette di vedere ciò che avviene 2 giorni e 30 minuti prima in un determinato luogo. Inizialmente si cerca di nascondergli tutte le potenzialità dell'apparecchiatura che in pratica può funzionare da macchina del tempo. Naturalmente, quando si parla di rapporti tra presente e passato, non mancano i paradossi ma in questo caso sono inevitabilmente da rimproverare. Per esempio: come sia possibile trovare il cadavere di Claire con le dita tagliate, quando viene poi scoperta l'ambulanza fracassata contro il casolare che impedisce l'omicidio della ragazza? Perché si nota il passaggio di Doug Carlin del futuro, a partire dai messaggi in segreteria alle sue impronte digitali nella casa della vittima, lasciando inalterate le sventure che poi lui risolverà. Ridicolo persino che Claire noti una piccola luce rossa che Doug punta contro un monitor. L'ideale sarebbe stato, secondo me, un film un po' più triste sullo stile di "Seven". Dove il cattivo vince. Tutto sarebbe dovuto avvenire senza alcuna modifica, dimostrando che le disavventure avvennero anche per colpa del protagonista e che non si potevano cambiare. Purtroppo, è stato irresistibile per gli autori, abbandonarsi al solito "lieto fine". In conclusione il film è piacevole da vedere... una o due volte al massimo.
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05/09/2010 @ 9.09.42
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